lunedì 23 maggio 2011

Guareschi e Laureni: segni dai lager


In una assolata e calda domenica di piena primavera, ho accompagnato i miei amici alla Risiera di San Sabba, l'unico campo di sterminio nazi-fascista presente sul suolo italiano. Mi avevano chiesto, i miei amici che non sono di Trieste, di vedere qualcosa che non fosse la ormai conosciuta Piazza Unità o il noto Castello di Miramare. Li ho accontentati, conducendoli in una meta tipica di scolaresche in gita, ma assai poco frequentata dai classici turisti. Ci siamo dimenticati del sole, del caldo: ci ha letteralmente avvolto un'atmosfera di morte e di dolore.


Abbiamo tutti sentito un peso sul petto, mentre guardavamo increduli le infime celle, la camera della morte, l'area in cui era collocato il forno crematorio, distrutto dai tedeschi in fuga con la vana speranza di non lasciare tracce. La vecchia pileria di riso adibita a campo prima di prigionia e transito per Auschwitz e poi di sterminio di prigionieri politici ed ebrei, di nazionalità italiana, slovena e croata, ti colpisce forte, allo stomaco e alla coscienza. C'è anche un piccolo museo annesso che, in questo periodo e fino al 2 giugno, ospita una mostra organizzata dal comune di Trieste dal titolo: "Guareschi e Laureni: segni dal lager. Testimonianze di due internati militari". Si tratta di una raccolta di disegni di Nereo Laureni e di scritti di Giovannino Guareschi, due ufficiali che condivisero la sorte di circa 650.000 militari italiani che vennero condotti in campi di prigionia e lavoro in Germania, con l'etichetta di Internati Militari Italiani. Il triestino Laureni e il parmigiano Guareschi rifiutarono, come la maggior parte dei soldati dell'esercito italiano, l'offerta dei tedeschi di aderire alla Repubblica di Salò. Rigettarono la possibilità di evitare una vita di stenti, fame, freddo, malattie e morte per conservare intatta la propria dignità di uomini. In quanto ufficiali, non furono costretti al lavoro, a differenza dei sottoufficiali e dei soldati semplici. Per cercare comunque di rimanere vivi non solo nel fisico, ma anche nell'animo, organizzarono attività culturali di ogni tipo, mostre d'arte, costruirono oggetti di utilità fino anche a dei rozzi ma funzionanti apparecchi radio, con cui captavano le frequenze libere di Radio Londra o Radio Bari. Tutti però si dimenticarono di loro, della loro Resistenza, mai ascoltarono da quegli strumenti una parola espressa in loro ricordo e tantomeno in loro onore.

Nereo Laureni fu catturato dopo soli 2 giorni di servizio come ufficiale e tradotto, come tutti i prigionieri, con un misero carro bestiame in Polonia. Rimase vivo disegnando la vita nel lager, la vita fatta degli oggetti di ogni giorno, precisi nel loro realismo. A volte ritraeva una persona, un prigioniero o una guardia, ma sembravano anch'essi una natura morta. Tornato a Trieste, mise in una scatola i suoi circa 150 disegni e ricominciò a vivere, a realizzare i suoi progetti di famiglia e di lavoro. La scatola restò quasi sempre chiusa e venne aperta completamente dal figlio Umberto solo in occasione di questa mostra.


Giovannino Guareschi era più vecchio di Nereo Laureni: già scrittore e giornalista affermato, era stato richiamato al servizio militare nel 1943 e poi catturato dopo l'Armistizio. Nel lager animava gli interminabili giorni con le sue conversazioni, brevi racconti a tema, in genere sulla prigionia, che venivano letti nelle baracche e che furono poi raccolti dopo la guerra nel "Diario clandestino 1943-1945". Diresse e curò il "Bertoldo", un giornale orale del lager, ma strutturato come se fosse stampato. Scrisse anche dei racconti e diede sfogo alla sua vecchia passione del disegno, spesso di taglio umoristico.
Le immagini dei disegni della mostra che riporto di seguito sono di proprietà della famiglia Laureni. I brani di Giovanni Guareschi sono tratti dai suoi libri "Diario clandestino 1943-1945" e "Il grande diario. Giovannino Guareschi cronista del lager, 1943-1945" editi entrambi da Rizzoli. Disegni e scritti rivelano la dignità intatta dei loro autori.











4 commenti:

  1. non ti sarò mai abbastanza grato per la visita a un luogo di cui conoscevo soltanto la triste fama.
    trovarvi la (bella) mostra di laureni e guareschi è stata poi una vera sorpresa.

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  2. oggi Sandbostel è così: http://www.flickr.com/photos/resistenzatoscana/sets/72157600512719770/

    è proprietà privata e chiuso al pubblico

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