venerdì 28 dicembre 2012

Intervista ad Alfredo Castelli

"Se vogliamo proprio trovarci una filosofia, chiamiamola così “castelliana”, cioè mia, allora diciamo che a me piace molto imparare delle cose nuove e poi ritrasmetterle agli altri tramite il mio lavoro. Martin Mystère mi permette quindi di trovare l'occasione, o meglio la scusa, di imparare qualcosa di cui magari non mi occuperei mai, e poi di trasmetterla. È questo è il vero piacere del mio lavoro."
Questo pensiero, molto rappresentativo di Alfredo Castelli, è un brevissimo estratto della lunga, interessante e divertente intervista che l'autore milanese mi ha concesso nei primi giorni di dicembre, poco prima del suo arrivo a Trieste, dove era stato invitato per ritirare il premio Urania, ospite del Trieste Science+Fiction Festival. La potete trovare qui integralmente su Fucine Mute.

giovedì 27 dicembre 2012

L'anno di Walt Kelly


Dodici volumi per ventiquattro anni di strisce. E' questo il periodo di tempo lungo il quale Walt Kelly scrisse le avventure di Pogo e dei suoi amici animali della palude di Okefenokee. La Fantagraphics Books ha deciso di ripubblicare tutte le strips apparse sui quotidiani, tanto quelle giornaliere in bianco e nero quanto quelle domenicali a colori, suddividendole in dodici volumi, ciascuno dei quali copre un biennio. Per ora ne sono usciti due e il primo di questi, Pogo - The Complete Syndicated Comic Strips Vol. 1: "Through the Wild Blue Wonder", costituisce il mio "auto-regalo" di Natale!!
Per anni questo progetto ha atteso di vedere la luce, visto che gli originali delle strips non erano stati conservati negli archivi dei quotidiani. Si è dovuto ricorrere alle strisce raccolte nei decenni dai collezionisti privati e, grazie alla cura di Carolyn Kelly, figlia di Walt, e al suo lavoro di supervisione oggi è possibile cominciare la ri-lettura ordinata di Pogo.
Questo primo volume propone non solo la prima fase delle syndicated strips, ovvero quelle che dal 16 maggio 1949 furono pubblicate, grazie al contratto di Kelly con la Hall Syndicate, sui quotidiani di tutti gli Stati Uniti, ma anche le prime apparse giornalmente sul New York Star, dal 4 ottobre del 1948 fino al 28 gennaio del 1949. Pogo era nato nel 1942 sui comic books ma l'oppossum e i suoi amici animali raggiunsero il massimo della popolarità sui quotidiani, diventando una delle strisce più lette dagli americani. La ripubblicazione integrale ad opera della Fantagraphics è il modo migliore di celebrare nel 2013 l'anniversario della nascita di Walt Kelly: egli infatti nacque il 25 agosto del 1913 ma morì, purtroppo appena sessantenne, il 18 ottobre 1973.
Walt Kelly ha incantato generazioni di lettori rappresentando nella sua palude immaginaria l'assurdo della condizione umana con garbo e ironia, aumentando sempre di più negli anni la sua carica satirica nei confronti della società e della politica americana. Vedere raffigurate in un microcosmo di animali antropomorfi le miserie dietro cui si perdono gli esseri umani ha sempre provocato dentro di me un effetto straniante e rilassante nello stesso tempo: grazie ad un sorriso relativizzi i tuoi problemi e ti accorgi di quanto stupido sei ad affannarti tanto per inseguire mete vane invece di goderti lo spettacolo di un mattino che nasce.


lunedì 17 dicembre 2012

Historica 1 - Airborne 44


La Mondadori ha varato una lodevole iniziativa editoriale a fumetti. Si tratta di Historica, una collana mensile che vuole rievocare eventi storici e i loro protagonisti attraverso le opere di maestri internazionali del fumetto. La veste editoriale è veramente notevole: i volumi sono cartonati, di grande formato, carta di pregio e buoni colori. Il prezzo davvero competitivo: 13 euro meno un centesimo. Al momento le uscite sono state due: dell'ultima, Bois-Maury di Herrman e Yves H. scrive in abbondanza Luca Lorenzon sul suo blog. Io invece voglio soffermarmi sul primo volume, Airborne 44 di Jarbinet.



Le due storie in cui si divide l'albo sono ambientate sul fronte occidentale della Seconda Guerra Mondiale. La prima rievoca quello che fu chiamato il colpo di coda di Hitler, ovvero l'offensiva finale, portata nel dicembre del 1944 dalle truppe tedesche sulle Ardenne, quella regione collinare coperta di foreste che si divide fra Belgio, Lussemburgo e Francia. I protagonisti sono dei soldati americani, dei civili locali e dei militari tedeschi. La stessa tipologia di personaggi è presente nel secondo racconto, Omaha Beach, dove le concitate scene dello sbarco in Normandia del 6 giugno 1944 sono il perno attorno cui ruotano tutte le vicende.


Attraverso un ottimo uso della tecnica pittorica degli acquerelli il belga Jarbinet descrive con molto realismo le scene di guerra, inducendo nel lettore una profonda sensazione di disgusto e di orrore nei confronti della stessa. Se l'obiettivo dell'autore era quello di far percepire l'insensatezza e la crudeltà della guerra, beh, ci è riuscito. Tanto i bianchi boschi delle Ardenne, quanto le grigie spiagge e i verdi prati della Normandia, sono macchiati del rosso del sangue degli uomini che, militari o civili, americani o tedeschi, sono dipinti come pedine sacrificali usate da interessi che stanno sopra di loro. La Storia di disegna sopra le loro teste, ma gli effetti si producono sui loro corpi e sulle loro vite.



La follia della guerra non riesce però a soffocare il bisogno d'amore degli uomini. In entrambi i racconti, che sono intrecciati, è descritta una storia d'amore: più scontata e forse meno riuscita la prima, più convincente e appassionante la seconda. Ho trovato infine un po' forzata la vignetta conclusiva dove i protagonisti, invecchiati di quasi vent'anni, arrivano via mare a New York, discutendo amaramente di come l'uomo perseveri a fare la guerra, mentre sullo sfondo, delle Twin Towers sembra distinguersi solo il profilo.


Un personaggio ha attratto la mia attenzione, più degli altri. Si tratta di Egon, il militare tedesco che ha disertato e che, nelle prime scene, si torva faccia a faccia, fucile puntato contro fucile puntato, con Luther, il sergente americano protagonista del primo racconto. Egon è originario delle Ardenne ed è stato arruolato a forza nell'esercito germanico. Il riferimento di Jarbinet è storico: le Ardenne e la Mosella furono annesse da Hitler nel Terzo Reich, in quanto considerate territori tedeschi. Di conseguenza gli uomini furono costretti alla leva e all'arruolamento nella Wehrmacht e nelle Waffen-SS.


Ciò mi ha fatto inevitabilmente pensare alle identiche sorti subite dai ragazzi dell'estremo Nord-Est italiano nel 1943. Tutte le terre di confine sono soggette a continue ed arbitrarie attribuzioni a questo o a quello stato. Dopo l'Armistizio dell'8 settembre 1943, le provincie di Udine, Gorizia, Trieste, Pola e quella di Lubiana (invasa da Mussolini negli anni precedenti) entrarono a far parte del Reich come Zona d'operazioni del Litorale Adriatico. I ragazzi, considerati abbastanza grandi da poter fare il soldato, furono obbligati alla coscrizione; gli uomini, come i miei nonni, erano già andati in guerra negli anni precedenti e, dopo l'Armistizio, si erano dispersi, erano stati fatti prigionieri dai tedeschi o erano entrati a far parte della Resistenza.


Ricordo un conoscente di mio padre, più anziano di lui, che conservava ancora una foto che lo ritraeva, ragazzo non ancora diciottenne, con la divisa tedesca. Solo pochi mesi di addestramento, senza mai arrivare, per sua fortuna, al combattimento, grazie alla sopraggiunta fine della guerra. Da ragazzo, ho sempre guardato quella foto con una angosciosa incredulità, uno sbigottimento totale: mi son sempre domandato come mi sarei comportato io nei suoi panni, quali paure mi avrebbero gelato il sangue, quale incoscienza mi avrebbe spinto a ribellarmi, quali scelte avrei compiuto o avrei subito. Al di là di qualche cedimento alla retorica o al sentimentalismo, il lavoro di Jarbinet ha il grande merito di far riflettere su tutto questo.

sabato 15 dicembre 2012

MOREisnotLESS apre i battenti


Oggi alle 18 si inaugura alla galleria Comunale d'Arte Contemporanea di Monfalcone la mostra MOREisnotLESS, mostra di segni e segnali, che ruota attorno al tema dell'arte grafica, intesa come strumento di comunicazione, di scambio di idee, di volano di libere riflessioni.
Succoso antipasto ieri sera, nella medesima sede, dove i quattro protagonisti, Silvia Ziche, Massimiliano Gosparini, Flavio Massarutto e Vanna Vinci hanno intavolato un dialogo a più voci anticipando alcuni contenuti della mostra stessa, curata dalle associazioni locali ARTeFUMETTO e Centro Culturale Tranquillo Marangoni. Tanti gli spunti e le idee emerse durante la conversazione. Nel mucchio ne estraggo alcune.
Massarutto, esperto e critico di jazz e sceneggiatore di fumetti, ha parlato delle similitudini fra jazz e fumetto: dello sforzo performativo che il fruitore di entrambe le espressioni artistiche è chiamato a fare mentre ne gode. Inoltre, a lui interessa molto anche la performance dell'artista, jazzista o fumettista che sia.
Gosparini, pittore, disegnatore di fumetti e illustratore, ha svelato quanto ami lavorare in ambienti oscuri, cantine sporche e fredde, della sua collaborazione (ormai la terza) con Massarutto e della sua creatura di carta Ferrage, il robot nato da un operaio metalmeccanico, che deve continuamente rifornirsi di metallo per non morire.
La Ziche ha svelato le fonti di ispirazione del suo celebre personaggio Lucrezia, caratterizzato dal suo sguardo disincantato sulla realtà umana e sulle sue contraddizioni. Ha raccontato dei dialoghi senza senso delle telenovelas che era costretta ad ascoltare, spalle alla tv nella cucina di casa a Thiene, mentre faceva i compiti del liceo e di come questa scuola televisiva sia stata inconsapevolmente di aiuto anni dopo nella stesura della storia Zio Paperone e il mistero del papero del mistero.
La Vinci ha raccontato come nasce La bambina filosofica e il suo nichilismo, rappresentato perfettamente dal suo gorilla di peluche Lillo. Ha svelato come Aida al confine, il racconto a fumetti ambientato a Trieste, le sia sgorgato dentro arrivando per la prima volta nella città giuliana dalla strada costiera, colpita dal paesaggio, dal contesto e da qualcosa di difficilmente descrivibile a parole.
La mostra sarà visitabile fino al 20 gennaio 2013; il programma l'avevo già postato qui.

sabato 8 dicembre 2012

Il pic-nic allo stadio ascoltando il vecchio del New Jersey


Una mia amica, durante uno scambio di e-mail in cui ci si consigliava dei libri, ad un certo punto se ne esce con la frase seguente:
"e intanto mi son opzionata un pic-nic allo stadio euganeo ascoltando il vecchio del New Jersey.."
E mi è uscito un gran sorriso.. perché a quel pic-nic parteciperò anch'io, insieme a tanti altri su quel prato e quegli spalti che vedranno il ritorno del Boss in Italia nel 2013. Quando si ha già vissuto uno, o più, di questi pic-nic, la voglia di rifarlo è smisurata. Al punto che il prato euganeo non mi basta. No! Ho deciso di saggiare prima anche il prato bavarese. E non si sa mai che non ci scappi pure quello ambrosiano.... vedremo...
Tanto, le zanzare non saranno certo come quelle dei prati del New Jersey....
"Now my home’s here in these meadowlands where mosquitoes grow big as airplanes"

domenica 2 dicembre 2012

Giuseppe Palumbo a Monfalcone

Disegno di Giuseppe Palumbo, Copyright Astorina

Presso la Biblioteca Comunale di Monfalcone, lunedì 3 dicembre 2012, alle 17.30, si presenta la mostra “MOREisnotLESS. Segni e segnali contemporanei”, alla presenza dell’Assessore alla Cultura Paola Benes e dei curatori. Alle 18.00 al via l’ultimo degli incontri della fortunata rassegna “La cultura del fumetto” con Giuseppe Palumbo, disegnatore della testata Diabolik.

Giuseppe Palumbo
, disegnatore di Diabolik, è l’ultimo ospite del ciclo “La cultura del fumetto” proposto dall’Assessorato alla Cultura in Biblioteca Comunale: l’incontro con il disegnatore (ore 18) – che non mancherà di omaggiare il pubblico con disegni e dédicaces – è preceduto alle 17.30 dalla presentazione della mostra “MOREisnotLESS. Segni e segnali contemporanei”, in Galleria d’Arte Contemporanea dal prossimo 15 dicembre. Alla presentazione interviene l’assessore alla Cultura, prof. Paola Benes, che qui commenta il successo della scelta di coinvolgere il fumetto fra le proposte culturali del monfalconese.

Monfalcone,  novembre 2012. “È un vero piacere constatare come un’arte così raffinata e complessa come quella del disegno d’autore riesca a convogliare un pubblico così attento e fidelizzato. Seguire gli incontri è servito innanzitutto a svelare molti aspetti dell’arte sequenziale: ne abbiamo scoperto una storia molto antica e ricca, e lo abbiamo riconosciuto come un modo di leggere la realtà cosciente e profondo, oltre che altamente estetico. Crediamo, dunque, che sia giusto proseguire su questa strada, iniziata con passione e volontà dal personale della Biblioteca sostenuto da ARTeFUMETTO. La mostra MOREisnotLESS che presenteremo lunedì è un’ulteriore prova di come il fumetto non sia uno strumento superficiale e di come esso si coniughi in armonia anche con altre modalità artistiche. Musica jazz, video, scenografie, sessioni d’ascolto saranno infatti al centro della mostra, accanto alle vignette di due autrici apprezzatissime come Vanna Vinci e Silvia Ziche. Un’esposizione del tutto nuova nel suo genere e rivolta al pubblico più eterogeneo, dunque, quella che andiamo a presentare”.

Le parole dell’Assessore alla Cultura del Comune di Monfalcone, prof. Paola Benes, anticipano le attività del pomeriggio del prossimo lunedì 3 dicembre, presso la Sala Conferenze della Biblioteca Comunale di Monfalcone.
Alle 17.30 la stessa prof. Benes accoglierà la presentazione alla stampa e al pubblico della mostra “MOREisnotLESS”, accanto ai curatori: l’architetto Roberto Franco per ARTeFUMETTO e Massimiliano Marangoni per il Centro Culturale Tranquillo Marangoni.
La mostra,
organizzata dal Comune di Monfalcone, con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, propone le strisce a fumetti de La bambina filosofica di Vanna Vinci e la sua visione nichilista del mondo e le vignette di Silvia Ziche con Lucrezia, dallo sguardo disincantato sulle contraddizioni dell’universo umano. Accanto alle disegnatrici altre opere che implicano il rapporto tra musica e fumetto con i lavori di Flavio Massarutto, il video Visioni di Davide Toffolo e con le grandi tele pittoriche e i materiali preparatori del fumetto Ornithology disegnati da Massimiliano Gosparini e commentati da una percorso sonoro parallelo. Nel corso della presentazione si parlerà anche dei tanti eventi collaterali che arricchiranno l’esposizione (musica, performance, incontri…).
Per il programma completo vedi qui.


Alle 18 al via l’attesissimo incontro (ultimo del ciclo “La cultura del fumetto”) con uno dei disegnatori assoluti del panorama nazionale e internazionale: Giuseppe Palumbo, disegnatore di Diabolik e – tra le altre mansioni – anche responsabile della comunicazione di Palazzo Strozzi di Firenze. Palumbo parlerà della Cultura underground del fumetto: un’esperienza di comunicazione attraverso il fumetto. Una testimonianza fondamentale per chi opera nel settore e ha una concezione a tutto tondo dell’arte sequenziale. Palumbo è nato a Matera nel 1964 e pubblica i suoi fumetti dal 1986. Per le riviste Frigidaire e Cyborg crea il suo personaggio più noto, Ramarro. Nel 1992 entra nello staff di Martin Mystère della Sergio Bonelli Editore e nel 2000 in quello di Diabolik della Astorina; per queste due serie disegna numerose storie speciali, tra cui il remake de Il re del terrore, primo numero della collana Diabolik. Dal 2000 coordina l’attività dello studio Inventario, Invenzioni per l’editoria di Bologna, dove ha convogliato il suo lavoro di illustratore per l’editoria scolastica (Paravia, Zanichelli), copertinista (Mondadori, Einaudi, Feltrinelli), illustratore redazionale (Pulp, Ventiquattro, L’Unità). Pluripremiato nei festival di settore, ha pubblicato in Giappone, Grecia, Spagna e Francia. Lavora da alcuni anni alla comunicazione delle attività della Fondazione Palazzo Strozzi di Firenze, collaborando con il suo direttore James Bradburne.

Tutte le iniziative sono a ingresso libero.

sabato 1 dicembre 2012

Il più bel regalo per Sergio Bonelli

"Questa mostra sarebbe il più bel regalo di compleanno per mio padre che, se fosse ancora in vita, domani compirebbe 80 anni"
Sono queste le parole con cui un emozionato Davide Bonelli ha inaugurato oggi a Trieste la mostra "L'Audace Bonelli - L'Avventura del fumetto italiano", la grande esposizione che celebra la storia della grande casa editrice milanese. Dopo i brevi interventi di Roberto Cosolini, sindaco di Trieste, di Mauro Marcheselli, direttore editoriale della Sergio Bonelli Editore, e di Claudio Curcio, direttore del Napoli COMICON che ha curato questa mostra insieme al Trieste Science+Fiction Festival, sono state le parole del giovane Bonelli a toccare il pubblico, sollecitando un applauso spontaneo che, nel pensiero e nel cuore di ciascuno di noi, era rivolto alla figura del compianto Sergio. Sciolta l'emozione, abbiamo avuto accesso ai duemila metri quadri di cui si compone il sontuoso Salone degli Incanti (fino a pochi anni fa la pescheria di Trieste), cornice splendida per le oltre duecento tavole originali che accompagnano il visitatore lungo la storia più che settantennale della casa editrice, dai tempi de L'Audace pubblicato durante la Seconda Guerra Mondiale fino ai giorni nostri. Un'avventura che ha attraversato la storia italiana e quella personale di intere generazioni di italiani.
Per un bonelliano come me è inutile sottolineare l'entusiasmo e l'emozione di avere nella mia città per ben tre mesi una mostra dedicata ai personaggi e agli autori che amo di più. La serata è stata particolarmente interessante per la presenza di alcuni professionisti di casa Bonelli. Ho avuto la possibilità di parlare amabilmente, oltre che con Davide Bonelli e Mauro Marcheselli, anche con Luca Enoch e Giacomo Pueroni. Non potevano mancare ovviamente i disegnatori triestini al cui lavoro l'esposizione dà un particolare rilievo: Mario Alberti, Alessandro Pastrovicchio e il simpaticissimo Franco Devescovi. Per festeggiare i 30 anni di Martin Mystère spicca un'intera sezione della mostra a lui dedicata, ricca di molte tavole (ma non solo) firmate dai diversi disegnatori che il Detective dell'Impossibile può vantare (Devescovi in primis, oltre ad Alessandrini ovviamente).
Di seguito alcune mie foto, della cui scarsa qualità, non disponendo minimamente della dote del buon fotografo, chiedo umilmente venia.

Il sindaco Roberto Cosolini, Claudio Curcio del Comicon e Mauro Marcheselli della SBE

Claudio Curcio a sinistra, Mauro Marcheselli al microfono e, sulla destra un po' coperto, Davide Bonelli

La navata sinistra e parte di quella centrale del Salone degli Incanti

La navata destra e parte di quella centrale del Salone degli Incanti

Statuina di Ken Parker

Grande poster pendente di Ken Parker

Albi a striscia di Tex (tra cui il numero 1 Il totem misterioso in alto a destra)

Grande poster pendente di Tex

All'ingresso del Salone degli Incanti, lato destro

La macchina da scrivere di Gian Luigi Bonelli

Sceneggiatura e storyboard di Alfredo Castelli

Sceneggiatura e storyboard di Guido Nolitta

Sceneggiatura di Gian Luigi Bonelli

Sceneggiatura e storyboard di Guido Nolitta

martedì 27 novembre 2012

MOREisnotLESS. Segni e segnali contemporanei

La città di Monfalcone si conferma come una delle più attive sul territorio del Friuli Venezia Giulia per il fervore con cui organizza eventi culturali collegati al fumetto. Infatti, la rassegna di incontri dedicati all'arte sequenziale che la Biblioteca Comunale ha tenuto lungo questo autunno, passa il testimone ideale nella giornata di lunedì prossimo 3 dicembre, quando, prima dell'ultimo incontro con l'autore Guseppe Palumbo programmato per le 18, verrà presentata alle 17.30 MOREisnotLESS, una mostra di fumetto e grafica ricca di interessanti eventi collaterali.
Dal 14 dicembre 2012 fino al 20 gennaio 2013 la Galleria Comunale d'Arte Contemporanea della città dei cantieri ospiterà opere di Vanna Vinci, Silvia Ziche, Massimiliano Gosparini e Flavio Massarutto.
Nel ricco programma di eventi collegati segnalo l'incontro del 29 dicembre con Eugenio Belgrado, il giovane autore pordenonese che presenterà il suo racconto a fumetti Torri di fumo. Una storia di Trieste, ambientato nella città giuliana durante la tragica occupazione nazista.

Di seguito comunicato ufficiale e programma completo.

MOREisnotLESS è una mostra sull’arte grafica e sul suo valore comunicativo, organizzata dal Comune di Monfalcone, con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e curata dalle associazioni culturali monfalconesi ARTeFUMETTO e Centro Culturale Tranquillo Marangoni.

Volontà dei curatori è sottolineare il ruolo centrale della grafica contemporanea, genericamente intesa, quale veicolo di trasmissione per contenuti plurimi, anche di rilevanza sociale; ciò nella convinzione di non voler selezionare i materiali a disposizione, ma giustapporli affinché sia l’utente finale a stabilire per affinità un proprio percorso culturale specifico nella fruizione di quanto proposto. Con queste finalità fumetto, disegno, grafica, accostati a video e musica sono posti quindi al centro della mostra.

MOREisnotLESS, ospitata alla Galleria Comunale d’Arte Contemporanea, apre con due eventi:
venerdì 14 dicembre gli autori protagonisti si incontrano e si confrontano con il pubblico; sabato 15 la mostra inaugura ufficialmente alla presenza degli artisti e con un’avvincente performance live dell’artista Luca Grizzo.


Per il fumetto gli autori esposti sono Vanna Vinci, con le strisce a fumetti de La bambina filosofica e la sua visione nichilista del mondo e Silvia Ziche con le vignette del suo personaggio Lucrezia, per uno sguardo disincantato sulle contraddizioni dell’universo umano.
Il rapporto tra arte pittorica, fumetto e musica è invece al centro dei lavori di Flavio Massarutto, con il video Visioni di Davide Toffolo e con le grandi tele pittoriche e i materiali preparatori del fumetto Ornithology disegnati da Massimiliano Gosparini.
A corredo della mostra vengono proposti una serie di incontri, presentazioni di libri, concerti e live painting.
Tutti gli appuntamenti sono a ingresso libero.

Il programma completo di MOREisnotLESS è su www.facebook.com/artefumetto.

INFO: moreisnotless.monfalcone@gmail.com – cell. +39 338 4543975




PROGRAMMA

Comune di Monfalcone
con il Contributo di Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia – Assessorato alla Cultura
ideazione e cura di Associazione Culturale ARTeFUMETTO e Centro Culturale Tranquillo Marangoni

MOREisnotLESS. Segni e segnali contemporanei
Monfalcone, Galleria Comunale d’Arte Contemporanea
14 dicembre 2012 _ 20 gennaio 2013


3 dicembre (anteprima / presentazione mostra e incontro)
Biblioteca Comunale di Monfalcone, Sala Conferenze
ore 17.30: presentazione della mostra e degli eventi collaterali alla stampa e al pubblico
ore 18.00: incontro con l’autore Giuseppe Palumbo

Galleria Comunale d’Arte Contemporanea
14 dicembre / preview
ore 20.30, Incontro con gli artisti presenti alla mostra:
Vanna Vinci,
Silvia Ziche,
Massimiliano Gosparini,
Flavio Massarutto

15 dicembre / inaugurazione
ore 18, alla presenza degli artisti (Vanna Vinci, Silvia Ziche, Massimiliano Gosparini, Flavio Massarutto) e delle autorità
ore 18.30, performance live di Luca Grizzo sulla base di un’animazione originale di Winsor McCay

22 dicembre / evento / concerto aperitivo                       
ore 18, Humpty Duo (chitarra e contrabbasso) in concerto

29 dicembre / evento / incontro
ore 18, presentazione del volume Torri di fumo. Una storia di Trieste, Lavieri editore. Incontro con l’autore Eugenio Belgrado

19 gennaio / evento / concerto finissage
ore 18, Giorgio Pacorig (tastiere) e Giorgio Malusà Magno (chitarra) in concerto; Massimiliano Gosparini live painting.

venerdì 23 novembre 2012

La coerenza di Ken...Loach


Mi rincuorano sempre i gesti di coerenza, piccoli o grandi che siano.....


“È con grande dispiacere che mi trovo costretto a rifiutare il premio che mi è stato assegnato dal Torino Film Festival, un premio che sarei stato onorato di ricevere, per me e per tutti coloro che hanno lavorato ai nostri film. I festival hanno l’importante funzione di promuovere la cinematografia europea e mondiale e Torino ha un’eccellente reputazione, avendo contribuito in modo evidente a stimolare l’amore e la passione per il cinema. Tuttavia c’è un grave problema, ossia la questione dell’esternalizzazione dei servizi che vengono svolti dai lavoratori con i salari più bassi. Come sempre, il motivo è il risparmio di denaro e la ditta che ottiene l’appalto riduce di conseguenza i salari e taglia il personale. È una ricetta destinata ad alimentare i conflitti. Il fatto che ciò avvenga in tutta Europa non rende questa pratica accettabile.
A Torino sono stati esternalizzati alla Cooperativa Rear i servizi di pulizia e sicurezza del Museo Nazionale del Cinema (MNC). Dopo un taglio degli stipendi i lavoratori hanno denunciato intimidazioni e maltrattamenti. Diverse persone sono state licenziate. I lavoratori più malpagati, quelli più vulnerabili, hanno quindi perso il posto di lavoro per essersi opposti a un taglio salariale. Ovviamente è difficile per noi districarci tra i dettagli di una disputa che si svolge in un altro Paese, con pratiche lavorative diverse dalle nostre, ma ciò non significa che i principi non siano chiari. In questa situazione, l’organizzazione che appalta i servizi non può chiudere gli occhi, ma deve assumersi la responsabilità delle persone che lavorano per lei, anche se queste sono impiegate da una ditta esterna. Mi aspetterei che il Museo, in questo caso, dialogasse con i lavoratori e i loro sindacati, garantisse la riassunzione dei lavoratori licenziati e ripensasse la propria politica di esternalizzazione. Non è giusto che i più poveri debbano pagare il prezzo di una crisi economica di cui non sono responsabili.
Abbiamo realizzato un film dedicato proprio a questo argomento, “Bread and Roses”. Come potrei  non rispondere a una richiesta di solidarietà da parte di lavoratori che sono stati licenziati per essersi battuti per i propri diritti? Accettare il premio e limitarmi a qualche commento critico sarebbe un comportamento debole e ipocrita. Non possiamo dire una cosa sullo schermo e poi tradirla con le nostre azioni. Per questo motivo, seppure con grande tristezza, mi trovo costretto a rifiutare il premio”.

Ken Loach

venerdì 16 novembre 2012

L'Audace Bonelli a Trieste


Dal 2 dicembre 2012 fino al 3 marzo 2013, la città di Trieste ospita, negli splendidi spazi espositivi del Salone degli Incanti, l’Audace Bonelli - L'Avventura del Fumetto Italiano, la grande mostra retrospettiva realizzata per celebrare i settant'anni della Sergio Bonelli Editore. Dopo l’enorme successo ottenuto a Napoli, Lucca e Brindisi, si ripropone dunque la mostra che ha ricevuto la Medaglia d'Oro del Presidente della Repubblica, promossa dal Comune di Trieste con la cura di Napoli COMICON e Sergio Bonelli Editore e in collaborazione con Trieste Science+Fiction Festival. Con una veste completamente rinnovata e arricchita che offrirà un quadro completo e aggiornato sulla produzione storica e attuale della casa editrice italiana di fumetti per eccellenza, la mostra ospiterà nel suo percorso di circa 200 tavole originali, oltre agli ultimi personaggi sfornati dalla Sergio Bonelli Editore, anche una retrospettiva completa su Alfredo Castelli, sceneggiatore di punta e inventore dello storico personaggio di Martin Mystère che proprio quest'anno ha festeggiato i 30 anni di pubblicazione e una sezione speciale di fantascienza legata all'universo di Nathan Never.

L'Audace Bonelli - L'Avventura del Fumetto Italiano
Trieste - dal 2 dicembre 2012 al 3 marzo 2013
Inaugurazione sabato 1 dicembre alle 18:00
Ex-Pescheria - Salone degli Incanti, Riva Nazario Sauro 1 - 34124 (TS)
da lunedì a venerdì 10:00 - 13:00 e 17:00 - 20:00, sabato, domenica e festivi 10:00 - 20:00 (chiuso 24, 25, 31 dicembre e 1 gennaio).
Biglietto d'ingresso: € 6,00 intero - € 4,00 ridotto, gratuito fino a 14 anni

(Da Comicon)

mercoledì 14 novembre 2012

Sul pianeta perduto


Sul pianeta perduto di Antonio Serra e Paolo Bacilieri mi ha dato la bellissima sensazione di leggere un romanzo con la stessa freschezza, voglia di libertà e innocenza della gioventù che L'isola del tesoro mi ha fatto percepire ogni volta che l'ho riletto (ovviamente da grande...).
Qui su Fucine Mute spiego perche'.

martedì 13 novembre 2012

Bonelli in bibiloteca

Ieri si è svolto nella Biblioteca Comunale di Monfalcone uno degli incontri del ciclo La cultura del fumetto. Il titolo era Fumetto popolare e fumetterie e i relatori erano due.
Dario Fontana, fondatore della storica (ahimè) ex-fumetteria NonSoloLibri di Trieste, ha svolto un interessante intervento sulla storia, il presente e il futuro delle librerie specializzate in fumetti. Capire dalle sue parole che le fumetterie stanno irrimediabilmente cambiando in qualcosa che lascia sempre più spazio a gadget, giochi e altre diavolerie che il  fumetto appena lo sfiorano, mi ha lasciato un po' con l'amaro in bocca. Soprattutto se penso a quello che era la sua fumetteria...
Al sottoscritto è toccato il compito e il piacere di parlare di fumetto popolare. Data la vastità dell'argomento ho optato per una parte precisa di questo universo, quella che amo di più e conosco meglio: il mondo Bonelli. Nei limiti di tempo (sempre troppo poco) concessi, ho cercato di restituire al pubblico l'importanza che la famiglia ritratta da Ferdinando Tacconi nel disegno qui a fianco ha rappresentato per tante generazioni di italiani. La cavalcata è stata lunga, a partire dalle storie di Gian Luigi Bonelli pubblicate sul L'Audace negli anni Trenta fino alle serie di Saguaro e de Le Storie di oggi, mostrando come l'eroe bonelliano sia evoluto nel tempo e coi tempi, rimanendo comunque sempre fedele a certe caratteristiche che lo rendono riconoscibile fra tutti.
Spero di aver trasmesso il messaggio principale, ovvero, per dirla con le parole di Sergio Bonelli:
"la passione, l’impegno e la fatica che quotidianamente dedichiamo a quei “giornalini” che molti lettori “consumano” con simpatia ma con una superficialità che, in certi casi, umilia un poco la nostra cura talvolta maniacale"
Citando queste parole tratte da una lettera con cui l'autore ed editore rispose ad una mia missiva, ho voluto sottolineare quello che è stato l'intento di una vita: far riconoscere al fumetto la dignità che gli spetta. Ho concluso così il mio intervento, non senza un' po' di emozione, ben celata alle persone presenti (almeno spero..) visto che era la prima volta che parlavo in pubblico di una mia grande passione. Mi auguro di averla comunicata.
Ringrazio Stefano e Michela della Bibiloteca  e Roberto di ARTeFUMETTO per aver organizzato l'incontro.
Lunedì prossimo, 19 novembre alle 18, il prossimo incontro intitolato Editoria e fumetto, con Giovanni Mattioli.

domenica 11 novembre 2012

Jack Kirby vs Argo: giustizia è fatta!

Il Trieste Science+Fiction, il Festival della Fantascienza di Trieste (dal 2000 "il" festival di fantascienza italiano) in programma dal 5 al 9 dicembre prossimi nella Sala Tripcovich della città giuliana, contribuirà a rendere giustizia al re dei comics Jack Kirby, al giovane inventore Barry Geller, allo scrittore Roger Zelazny, ai geni degli effetti speciali John Chambers e Maurice Stein, al celebre architetto Paolo Soleri, all'autore visionario Ray Bradbury e al leggendario futurologo Buckminster Fuller. Cosa hanno in comune fra loro queste persone? Quale è il torto che hanno subito, e da chi? E come il Festival della fantascienza può rendere loro (in parte) giustizia?
Andiamo per ordine. Geller, alla metà degli Anni 70, aveva scritto una sceneggiatura tratta dal romanzo Lord of Light di Zelazny. Su quel copione l'omonimo lungometraggio sarebbe dovuto diventare un blockbuster del genere science fiction. Il progetto però non si limitava al solo film ma prevedeva anche un incredibile parco tematico chiamato Science Fiction Land (grande tre volte tanto Disneyland), basato su delle splendide illustrazioni di Kirby, a cui venne affidato il progetto visivo. Il team di geniali specialisti citato sopra avrebbe dovuto contribuire alla realizzazione del parco. Non se ne fece nulla: né del film, tanto meno del parco.
Nessuno ne parlò più fino a quando Geller, anni dopo, scoprì che il suo copione (il cui titolo venne cambiato da Lord of Ligth in Argo) e i disegni di Kirby furono usati nel 1979 dall'agente della CIA Tony Mendez per portare in salvo 6 membri dell'ambasciata americana di Teheran, spacciandoli per membri di una troupe cinematografica canadese di un film chiamato, appunto, Argo.
Veniamo all'oggi. Nelle sale è appena uscito un film diretto ed interpretato da Ben Affleck, intitolato Argo (!!!), che racconta proprio la formidabile storia della liberazione dei sei ostaggi. Il punto è che Affleck (che nel film impersona Tony Mendez) e quelli della Warner Bros che hanno prodotto il lungometraggio, si son completamente dimenticati, o hanno deliberatamente omesso, di citare Geller, Zelazny, Kirby e tutti gli altri. In pratica chi va a guardare il film, esce dalla sala senza saper nulla della storia che sta dietro la storia... Un'ingiustizia bella e buona, direi....
E chi e come può svelare la verità? Il documentario Science Fiction Land di Judd Ehrlich racconta questa storia nascosta, con interviste a protagonisti e immagini attuali e dell'epoca. Dove? In anteprima nazionale al Trieste Science+Fiction....
Da visitare il link alle tavole di Kirby e il link ad un articolo di Wired del 2007 sulla storia.

Disegno di Jack Kirby

Scug


La stessa freschezza, la voglia di scoperta e di avventura fanciullesca de L'Isola del tesoro di Stevenson. Sono queste le prime sensazioni a caldo che la lettura de Sul pianeta perduto di Antonio Serra e Paolo Bacilieri mi ha trasmesso. Poi verranno tutte le analisi sul testo e i disegni, a mente fredda.... ma per il momento c'è questo...

P.S. Scug, il titolo di lavorazione, mi piace un sacco...anche più del titolo finale...

lunedì 5 novembre 2012

Operation Vendetta



At 8pm on November 5th 2012, Anonymous will march on The Houses of Parliament peacefully and unarmed....(read more)

Alan Moore releases a song in support of Occupy and Anonymous: The Decline of English Murder

sabato 27 ottobre 2012

Ali d'argento

"Se avete intenzione di partecipare alla squadra di attacco speciale, fate un passo avanti!"
Quel passo ha significato "il nostro inizio" e "la nostra fine".

Con queste parole pesanti inizia il manga Ali d'argento, di Ayumi Tachihara. Pesanti perché segnano il destino del caporale Daisuke e dei suoi compagni. Il passo avanti li farà morire volontariamente per il loro paese, il Giappone, portandoli a schiantarsi, alla guida dei loro aerei, contro le portaerei americane.
Mi sono commosso più volte durante la lettura di questa storia che racconta i pensieri e i sentimenti dei componenti di una Tokubetsu Kohgeki Tai (abbreviata in Tokko), ovvero di una di quelle squadre di attacco speciale, note da noi come Kamikaze, il nome che una di queste si era dato.

Siamo ormai vicini alla fine della Seconda Guerra Mondiale, il solo Giappone, ridotto allo stremo, resiste inutilmente all'avanzata della marina e dell'esercito americani. L'aviazione e la flotta nipponiche sono quasi distrutte e le autorità militari adottano questa ultima, inutile strategia suicida come arma disperata per colpire le navi nemiche. Giovani aviatori neanche ventenni subiscono questo forte indottrinamento, figlio della cultura giapponese che inculca disciplina, adorazione del divino Imperatore, asservimento e sacrificio del singolo per la patria. Su tutto questo riflette Daisuke, sul suo passo, sul fatto se la sua scelta sia stata libera o condizionata. Un dialogo continuo con la madre lontana accompagna la coscienza del caporale nelle sue ultime ore di vita. Una ricerca di una valida motivazione per questo passo arrovella la testa dell'aviatore.

"Quel passo che mi è sembrato meccanico è stato fatto da una marionetta? No, l'abbiamo fatto perché amiamo il paese e vogliamo proteggere le persone che hanno fiducia in noi"
Ci sono molti passi toccanti, come quello in cui Daisuke schiaffeggia un suo superiore, addetto alla preparazione della squadra, quando questi gli dice che non c'è bisogno di morire per un paese come questo, che ha già perso se deve ricorrere ad una tattica così disumana come la squadra di attacco speciale:

"Ho picchiato un mio superiore... Ho picchiato un umo che potrebbe essere mio padre. Però non avrebbe dovuto dire "un paese come questo". Dentro di me ho sostituito la parola "paese" con "madre". No: è giusto dire "il nostro paese", "le nostre madri". Possiamo morire proprio perché sarà fatto nel nome del nostro paese e delle nostre madri"

Più tardi Daisuke si presenta a casa del superiore a porgere le proprie scuse, e scopre che il figlio è morto in una squadra speciale di attacco. Nelle lacrime di quello che potrebbe essere il padre che non ha più, perché morto in guerra, scorge il futuro dolore della propria madre per il suo gesto. Nelle parole del superiore che, nonostante la perdita del figlio, confessa il desiderio, inesaudibile a causa dell'età, di far parte di una squadra di attacco speciale, trova un'ulteriore riprova della giustezza del suo passo.
C'è una completa identificazione fra il paese e la madre, fra il paese e la ragazza che ha lavato i vestiti e le lenzuola nella piccola caserma che ha ospitato la squadra, fra il paese e il meccanico che ha preparato meticolosamente l'aereo.

"Non compiamo il nostro gesto solo perché amiamo questo paese...ma anche perché da questo paese siamo amati."

Dopo aver ricevuto una lettera dalla madre, bloccata da tempo dalla censura, Diauske capisce che la sua morte sarà utile anche per dare al suo paese un futuro migliore, dove si potrà discutere liberamente, senza censure da parte delle autorità.
La lettura di questa storia ha eliminato ogni pregiudizio che avevo sui kamikaze, mi ha lasciato dentro tanto rispetto per il coraggio e la forza di tutti i Daisuke che si son sacrificati per gli altri, e tanta tristezza per l'insensatezza e la crudeltà della guerra.


Ali d'argento è stato originariamente pubblicato sulla rivista settimanale Shonen Champion dal N. 21 al N. 29 del 1997, e raccolto in volume nel settembre dello stesso anno.
In Italia è stato pubblicato da Planet Manga nel dicembre 1998.


martedì 23 ottobre 2012

La madre di tutte le avventure


“Una nuova collana di storie uniche, originali, avventurose, tutte a fumetti...” 

























Con queste parole Sergio Bonelli presentava nel 1976 la collana Un uomo un'avventura. Sono perfette oggi per introdurre la nuova serie bonelliana Le Storie, che ha esordito brillantemente nelle edicole italiane con l'albo Il boia di Parigi, scritto da Paola Barbato e disegnato da Giampiero Casertano.
La Rivoluzione Francese passerà il testimone al Giappone del periodo Edo e poi all'India coloniale di metà Ottocento: sono questi i primi tre contesti storici che fanno da sfondo alle avventure di personaggi ogni mese diversi. E' la stessa formula che contraddistinse Un uomo un'avventura.

Le Storie sono figlie di quella lontana esperienza editoriale, affascinante e coraggiosa per quei tempi, fortemente voluta da Sergio Bonelli.
Sul rapporto che lega le due collane e sulle conseguenze positive che Un uomo un'avventura ha avuto per tutto il fumetto bonelliano (e non), ho scritto un articolo che potete leggere qui, su Fucine Mute.

Sempre su Fucine Mute, segnalo questa recensione di Annamaria Martinolli che analizza la figura di Charles-Henri Sanson, il boia di Parigi, nell'umano ritratto che Paola Barbato ha restituito ai lettori.

lunedì 22 ottobre 2012

La mia estate in noir (IV)


Continua da qui
Non c'è niente da fare: è il libraio migliore che abbia mai incontrato. E' quello che ogni estate mi consiglia autori che altrimenti non scoprirei mai. Sono scrittori noir, o per lo meno girano attorno a questa etichetta. Dei perfetti sconosciuti per me, ma non per lui che se li legge tutti. E poi me li suggerisce.

L'avvoltoio è un titolo che non rende giustizia all'originale. L'autentico Crooked Letter, Crooked Letter è infatti una parte della filastrocca con cui si insegna ai bambini a scrivere la parola Mississippi:
M, I, crooked letter, crooked letter, I, crooked letter, crooked letter,I, humpback, humpback, I
Ovvero: M, I, lettera storta, lettera storta, I, lettera storta, lettera storta, gobba, gobba, I.
Chiaro quindi che i tipi della Piemme abbiano dovuto optare per un titolo diverso, anche se forse troppo convenzionale, perdendo così il riferimento a due importanti elementi con i quali l'autore, Tom Franklin, imbastisce la sua storia: il Mississippi e i ragazzini. Lo stato del sud fa infatti da sfondo alla vicenda, con tutti i suoi pregiudizi razziali che ancora sopravvivono nei piccoli centri di una campagna desolata, dove la parola speranza non si riesce più nemmeno a pronunciare. I ragazzini invece sono i due amici protagonisti dei flashback con cui Franklin racconta il passato negli anni settanta di due uomini che oggi conducono due vite parallele, che soltanto si sfiorano.
Larry è un bianco che vive solo e fa il meccanico nel piccolo villaggio di Chabot, ignorato da tutti i compaesani perché pregiudizialmente accusato dell'omicidio di una ragazzina avvenuto venti anni prima. Un mostro, quindi, che non si riuscì a spedire in galera solo per mancanza di prove. Larry, introverso, deriso a scuola, considerato un po' strano anche dal cinico papà, si isolava nel suo mondo fantastico popolato dai personaggi dei libri di Stephen King. L'unico suo amico era Silas, un ragazzino nero, senza papà e con la mamma che faceva i salti mortali per arrivare a fine mese. L'amicizia era vissuta nei boschi, di nascosto dagli sguardi dei grandi che non accettavano che un nero frequentasse un bianco. Nonostante i pregiudizi, però, a Silas la vita girava meglio che a Larry: aitante, sportivo, giovane promessa di baseball, abbandonò il paese per la grande città in cerca di fortuna, mentre Larry finì a rilevare l'officina del padre dopo la sua morte.
Dopo molti anni Silas è tornato in paese, senza aver sfondato nella grande città, e fa il poliziotto in una noiosa routine popolata da contravvenzioni, dove il pericolo maggiore è costituito dallo stanare i serpenti a sonagli dalle cassette delle poste. Silas, come tutti, non rivolge la parola a Larry e lo evita. Fino a quando un omicidio di una ragazza, la figlia dell'unico grande imprenditore locale, non lo spinge ad indagare su un caso che per tutti è già chiuso e il cui verdetto è: Larry è il colpevole.

Tom Franklin
L'assassinio perturba l'ordine precedente e il suo ripristino, attraverso l'indagine e l'identificazione del colpevole, rappresenta un viaggio di Silas dentro i pregiudizi della gente ma soprattutto dentro la sua coscienza. Il poliziotto infatti sarà costretto a fare i conti con tutto quello che aveva nascosto fin da ragazzo dentro di sé, con un'amicizia tradita e con il senso di colpa che ne deriva.
Del romanzo colpiscono soprattutto due elementi. Franklin è abilissimo nel descrivere lo sfondo di intolleranza e di desolazione che innerva la vicenda, facendoci quasi percepire gli odori stantii e vedere come in una fotografia le immagini squallide dei luoghi. D'altra parte riesce a rendere in modo autentico e credibile il processo di consapevolezza che porta Silas a rinnovarsi come uomo e come amico.
Molti critici hanno paragonato il romanzo di Tom Franklin a Il buio oltre la siepe di Harper Lee: in effetti entrambe le opere descrivono con la stessa intensità l'amicizia e l'intolleranza, due estremi fra cui l'uomo oscilla da sempre.

mercoledì 17 ottobre 2012

Storie d'Avventura

Ottimo esordio per il primo numero de Le Storie, la nuova collana mensile della Sergio Bonelli Editore. Il progetto del direttore editoriale Mauro Marcheselli si è finalmente tramutato in realtà con la prima uscita, intitolata Il boia di Parigi. Paola Barbato ha scritto e sceneggiato una storia molto convincente, che vede come protagonista Charles-Henri Sanson, il boia del Re che diventa boia del Popolo. Uno sguardo molto personale su alcuni aspetti della Rivoluzione, del tutto inedito per chi è abituato al tradizionale racconto che si fa sui libri di questo fondamentale evento storico. L'uomo Sanson, i suoi pensieri, il suo animo, sono descritti con estrema sensibilità e i magistrali disegni di Giampiero Casertano, con dei chiaro-scuri affascinanti, sottolineano e accentuano il pathos della vicenda.
Sono proprio i disegni che fanno insorgere nel lettore il rimpianto di non poterli ammirare in un formato più grande, magari quello in cui erano state pubblicate circa 35 anni fa le storie d'avventura cui questa nuova collana si richiama: Un uomo un'avventura. Nello stesso editoriale presente in seconda di copertina de Il boia di Parigi, si fa riferimento al "sottile ma robusto" filo rosso che collega Le Storie a quella che è stata una delle più importanti iniziative editoriali che Sergio Bonelli realizzò.
L'Avventura è protagonista attraverso la vicenda di un uomo inserita in un ben preciso contesto storico, con la sceneggiatura di capaci e valenti scrittori e i disegni di maestri del calibro di Pratt, Battaglia, Micheluzzi, Toppi, Buzzelli, Milazzo, Manara, CrepaxTacconi, Bonvi e molti altri. Trenta pezzi in tutto, confezionati in albi cartonati grandi, alla francese, a colori e con carta patinata, distribuiti nelle edicole. Questa eccezionale collezione di "graphic novel" ante litteram (che fa impallidire per la cura e la qualità molte attuali "graphic novel" da libreria) è l'antenata della nuova serie bonelliana ora in edicola: gli ingredienti sono gli stessi, cambia solo (?!?!) il formato, ma è giusto e ovvio che sia così. Il motivo infatti della chiusura di Un uomo un'avventura fu proprio economico: gli albi costavano troppo all'editore in rapporto alle entrate.

Sergio Bonelli ha ricordato con queste parole quell'esperienza:
"La collana è stata una concessione, un regalo che mi son fatto perché mi piaceva l'idea di un'iniziativa pensata insieme a certi disegnatori che mi piacevano. Tanto è vero che ho lasciato anche una certa libertà nella gabbia della tavola. Chissà, magari Toppi quella libertà se la sarebbe concessa lo stesso, ma comunque non avevo preteso quel rigore che di solito mi caratterizza. In questo caso volevo gratificare il sottoscritto e quella generazione di grandissimi disegnatori attraverso la nostra comune passione per l'Avventura."
E il regalo, Sergio Bonelli, lo ha fatto a tutti i lettori.
Ma ritornerò ancora su Un uomo un'avventura, per sottolinearne l'importanza, non del tutto capita secondo me, che ha rappresentato per la casa editrice milanese e per il fumetto italiano in generale.

Tornando a Il boia di Parigi, c'è un aspetto della storia che mi preme evidenziare. Alcuni lettori sui forum in rete hanno rimarcato come non si aspettassero di leggere una rappresentazione della Rivoluzione Francese così reazionaria. Mi pare un giudizio esagerato: Robespierre e Saint Just sono ritratti, in effetti, come cinici e spietati nei confronti dei nobili che salgono patibolo; il popolo esulta alla vista del sangue colante dalla testa mozzata. Ma questo cosa significa? Non lo sappiamo dai libri di storia che la Rivoluzione si trasformò, ad un certo punto, nel Terrore? E non è noto che la folla sfoga i peggiori istinti quando ha di fronte a sé il singolo che, un tempo forte e prepotente, ora si mostra debole e vulnerabile? Sanson fa il boia e queste sono le persone con cui si è confrontato. La Barbato lo rappresenta in modo credibile, plausibile ed onesto. Non ci sono in ballo le sorti della Rivoluzione in questa storia, ma unicamente la vicenda umana della persona.
Ritroveremo fra un mese una nuova copertina di Aldo Di Gennaro a impreziosire il secondo albo, firmato dalla coppia Recchioni - Accardi, che ci porterà nel Giappone dei samurai.

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