lunedì 17 aprile 2017

Ikigami o della tirannia della morte


Come si può far apprezzare il senso della vita per legge? Lo spiega Ikigami, manga scritto e disegnato da Motoro Mase, autore anche del pregevole demokratia. Dieci volumi raccontano la storia di venti ragazzi fra i diciotto e i ventiquattro anni, cui il protagonista Kenko Fujimoto consegna appunto l'ikigami, l'annuncio di morte: solo ventiquattro ore separano il destinatario dell'ikigami dalla sua dipartita da questo mondo. Fujimoto, trait d'union di queste storie personali, è un pavido impiegato statale cui tocca il compito di applicare l'ultimo atto della legge di Prosperità nazionale, l'impietosa norma che stabilisce che un giovane a caso su mille, di età compresa fra i diciotto e i ventiquattro anni, debba morire in un giorno prestabilito, ma a lui ignoto fino a ventiuqattro ore prima. Il meccanismo attraverso cui si realizza il decesso è l'esplosione di una nanocapsula inoculata nell'organismo della vittima nel momento della vaccinazione eseguita il primo giorno di scuola, all'età di sei anni. Un complicato protocollo fa sì che l'informazione del predestinato venga tenuta segreta fino al giorno precedente alla morte.



Lo scopo ufficiale della legge è suscitare nei giovani l'amore per la vita attraverso il timore della morte. Motoro Mase è molto bravo a presentarci come ciascuno degli sfortunati ragazzi si prepari alla sua dipartita: alcuni reagiscono violentemente commettendo crimini e vendicandosi di coloro da cui hanno subito dei torti. Altri decidono di redimere la propria vita realizzando qualcosa di buono nelle poche ore di vita ancora a disposizione. In tutti i casi l'autore dipinge sapientemente sui volti dei protagonisti un caleidoscopio di emozioni che colpiscono il lettore nel profondo. Parallelamente alle vicende dei giovani destinati al decesso, si dipana la storia di Fujimoto e dei suoi crescenti dubbi sull'efficacia della legge di cui egli è ultimo messaggero. Mase realizza una feroce critica del sistema che condiziona la mente e la libertà dei suoi cittadini, forzandoli a subire in silenzio una legge così iniqua. Solo pochi coraggiosi vi si oppongono, perseguitati da una spietata polizia segreta. Va detto che lo stato dittatoriale in cui Fujimoto vive non è dichiaratamente il Giappone, ma un'ipotetica nazione dell'estremo oriente, vicina del paese del Sol Levante.




Lo stesso Fujimoto, spaventato dal clima di terrore in cui agisce, denuncia vigliaccamente la collega psicologa, nonostante ne sia segretamente innamorato, condannandola alla detenzione in centri segreti di riabilitazione forzata. Anche Fujimoto subirà la stessa sorte ma la conclusione della storia lo vedrà coraggioso protagonista di una ribellione, rivelando nello stesso tempo la reale origine, la meschina falsità e l'occulto interesse della legge di Prosperità nazionale.

sabato 15 aprile 2017

Antonio de Curtis: 15 febbraio 1898 - 15 aprile 1967


Giancarlo Berardi e Ivo Milazzo omaggiarono l'arte di Totò in Diritto e rovescio, una delle storie più intense di Ken Parker. Per l'autore genovese l'attore napoletano rappresentava un "modello di immedesimazione totale nel personaggio", come afferma in quest'intervista.
Io lo voglio ricordare con la celebre scena tratta da I due colonelli, film del 1962 diretto da Steno: il mioTotò preferito.


martedì 11 aprile 2017

Primo Levi: 31 luglio 1919 - 11 aprile 1987



Ancora oggi è nitida nella mia mente l'immagine che mi ritrae attonito mentre, seduto a tavola all'ora di pranzo, ascolto la notizia del suicidio di Primo Levi annunciata dal telegiornale. Dalla sconfinata eredità culturale che ci ha lasciato, estraggo questo frammento di un'intervista concessa a Radio Due il 4 ottobre 1982, per ricordare, a distanza di trenta anni dalla sua morte, come il mestiere di chimico e quello di scrittore fossero indissolubilmente intrecciati.

"La chimica esteriormente mi ha fornito i mezzi per vivere; interiormente credo che mi abbia insegnato anche a scrivere in un certo modo. Ho spesso pensato che il mio modello letterario non è né Petrarca né Goethe, ma è il rapportino di fine settimana, quello che si fa in fabbrica o in laboratorio, e che deve essere chiaro e conciso, e concedere poco a quello che si chiama "il bello scrivere". Non so bene se questo mio programma e progetto si ripercuota in quello che scrivo, ma la mia intenzione è questa. Io sento il mestiere di scrivere come un servizio pubblico che deve funzionare: il lettore deve capire quello che io scrivo, non dico tutti i lettori, perché c'è il lettore quasi analfabeta, ma la maggior parte dei lettori, anche se non sono molto preparati, devono ricevere la mia comunicazione, non dico messaggio, che è una parola troppo aulica, ma la mia comunicazione. Deve essere un telefono che funziona il libro scritto; e penso che la chimica mi abbia insegnato queste due doti della chiarezza e della concisione."

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